Il Burraco è un gioco di carte simile alla Canasta. Lo scopo del gioco è di calare gruppi di carte dello stesso seme e valore sequenziale (chiamate “sequenze”), oppure stesso valore e seme diverso (chiamate “combinazioni”), fino al raggiungimento di 7 o più carte chiamate “Burrachi”.

Il gioco è suddiviso in singole mani (chiamate “smazzate”) – e per vincere una smazzata un giocatore deve riuscire a raggiungere i seguenti obbiettivi:

– Riuscire a giocare, calando a terra (con sequenze o combinazioni), tutte le carte che ha in mano.
– Prendere un gruppo di ulteriori 11 carte chiamato “pozzetto”
– Riuscire a calare a terra almeno 7 carte in sequenza o combinazione (un “Burraco”)
– Terminare nuovamente tutte le carte che ha in mano, scartando l’ultima carta.

Al termine della smazzata viene dato un punteggio positivo alle carte a terra sia del vincitore che del perdente, ed un punteggio negativo alle carte rimaste in mano. La somma dei punti guadagnati durante le varie smazzate darà il punteggio finale e decreterà il vincitore della partita.

Perchè Giocare a Burraco

Curisità sul gioco del Burraco

Origini

Il Burraco sembrerebbe trarre origine in America Latina (per essere più precisi, spesso si parla di Uruguay), durante gli anni 40, come una variante della canasta. Durante il dopoguerra poi si diffonde capillarmente anche in Europa (fino ad arrivare in Italia, all'inizio sembrerebbe nella parte meridionale della penisola).

Le Varinati

Andromeda e Cassiopea e riguardano perlopiù il gioco in coppia.
Andromeda: Per poter chiudere bisogna accedere al pozzetto e aver formato almeno un burraco, se uno dei giocatori della coppia ha in mano solo una carta che non sia un jolly o una pinella.
Cassiopea: per poter chiudere la partita è necessario che i componenti della coppia non devono avere nessuna carta in mano. La chiusura può avvenire solo se si verificano tre casi specifici: non avere carte in mano, se uno dei due rimane con una sola carta che non sia pinella o jolly o se le carte dei giocatori formano una coppia o una sequenza.

Etimologia

Il termine nostrano "burraco" deriva plausibilmente dal portoghese buraco ("setaccio", anche se non è chiaro il riferimento della parola alle meccaniche del gioco), nome con cui venne desiginato il gioco di carte destinato a diventare un fenomeno di massa in Italia.

Oggi

Siamo intorno agli anni Novanta, il burraco ha conosciuto una diffusione senza sosta, grazie alla sua immediatezza che però nasconde una profondità di gioco notevole, soprattutto nelle partite di coppia.
Il resto è storia recente: il burraco si diffonde nei circoli dei giochi di carte, ed entra nella vita degli italiani, che oggi giocano principalmente sui siti di burraco online, sempre più numerosi, e ultimamente anche sfruttand i cellulari di ultima generazione, quasi ad indicare che la storia del burraco sia ancora al di là dal concludersi.

La Nostra Terra, Il Nostro Gioco

Siracusa è una città sulla costa ionica della Sicilia. È nota per le rovine dell’antichità. Il centrale Parco Archeologico della Neapolis racchiude l’anfiteatro romano, il Teatro Greco e l’Orecchio di Dionisio, una grotta scavata nel calcare a forma di orecchio umano. Il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi espone reperti in terracotta, ritratti di epoca romana e scene dell’Antico Testamento scolpite nel marmo bianco. Gli scavi archeologici sul territorio hanno stabilito che l’area dove sorse Siracusa venne abitata, senza soluzione di continuità, a partire dal Neolitico:assai significativo è il ruolo della cosiddetta “civiltà di Stentinello“, che prende il nome dal sito costiero a nord di Siracusa e i cui reperti risalgono al 6000 a.C. Secondo Tucidide la città di Syrakousai venne fondata nel 733 a.C. da un gruppo di Corinzi che, guidati dall’ecista Archia, approdarono sull’isola di Ortigia e scacciarono i precedenti abitanti: i Siculi. Nel 2005 Siracusa fu inserita dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità, congiuntamente alle necropoli rupestri di Pantalica, che da essa distano solo poche decine di chilometri. Un altro evento significativo per la città si verificò nel 2009, quando al Castello Maniace venne organizzato il forum del G8 per l’ambiente, dal quale scaturì la carta di Siracusa sulla biodiversità.

Ortigia è il toponimo dell’isola che costituisce la parte più antica della città di Siracusa. Il suo nome deriverebbe dal greco antico ortyx che significa “quaglia”. La sua estensione non supera 1 km² e la sua popolazione ammonta a 4.269 abitanti. L’isola è stata da sempre il cuore della città, lo testimonia il fatto che sin dall’età del bronzo antico fosse abitata, e lo testimoniano anche resti di capanne circolari del XIV secolo a.C. riferibili alla cultura di Thapsos. Furono infatti gli scavi dell’archeologo Paolo Orsi a scoprire, anche nei pressi della Fonte Aretusa, i resti di un abitato siculo vicino alla sorgente naturale, ritrovamento che indica come già in passato l’area, generosa d’acqua, fosse considerata molto importante per prosperare e costruire nei suoi dintorni l’abitato.

In epoca moderna

Dopo il progressivo abbandono del centro storico avvenuto tra gli anni settanta e ottanta del Novecento e il conseguente aumento di criminalità e degrado, l’isola è stata oggetto di una serie di progetti di riqualificazione urbana tra cui quello Urban che ha previsto l’apertura di numerose strutture ricettive nonché l’apertura del Museo del mare gestito dal consorzio Syrakosia ricavato all’interno della ex Chiesa dell’Aracoeli, in via Gaetano Zummo e di altri musei importanti siti nell’isola.È stato inoltre costruito il “terzo” ponte di accesso all’isola, opera fondamentale soprattutto per ragioni di viabilità e sicurezza.È da menzionare anche l’organizzazione di una parte del G8 dell’Italia, ovvero quello riguardante l’ambiente e intitolato G8 Ambiente, che nel 2009 si è svolto all’interno del Castello Maniace. Per l’importante occasione, poiché l’isola avrebbe ospitato un grande numero di figure rilevanti, tra le quali anche i ministri ambientali e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali per l’ambiente, Ortigia ottenne dalla città dei fondi per la ristrutturazione, lavoro che le fece bene perché le diede un aspetto moderno restaurato e al tempo stesso rispettoso del suo originale disegno architettonico. Inoltre l’isola fu al centro di programmi ristorativi e ricreativi oltre che culturali, ponendo in luce il suo carattere attrattivo.